Scritto da Maurizio Brasini
Lo specchio, pur essendo un oggetto di uso quotidiano, è dotato di un incredibile potere ammaliatore, e non deve essere un caso se lo troviamo presente in ogni tempo e luogo, nonché nei più svariati miti, nelle favole, nelle leggende e nei racconti. Ma cosa ci sarà mai di tanto interessante nell'immagine di noi stessi che vediamo riflessa nello specchio?
Quanto conta la bellezza?
Innanzitutto, è sufficiente la semplice constatazione che guardarsi allo specchio e interessarsi della propria apparenza non è affatto cosa vana (da cui il termine vanità). Infatti, nei rapporti con i nostri simili l'aspetto fisico conta eccome. Vi è ormai una messe di dati a conferma del fatto - di buon senso comune - che l'apparenza ha un impatto rilevante nei rapporti interpersonali, e in particolare che un aspetto attraente costituisce un vantaggio evidente in molte circostanze.
Alcune prove? Eccole:
- esiste un fattore generalizzato di "distorsione da bellezza", per cui praticamente in ogni situazione sociale la gente tende a reagire in modo più favorevole con le persone belle
- c'è una tendenza che agisce spontaneamente a considerare che ciò che è bello è anche buono; per cui dalle persone di aspetto gradevole ci si aspetta automaticamente che siano anche buone, brave, intelligenti, capaci, virtuose;
- a scuola, i bambini più belli ottengono voti più alti a scuola e sono investiti da aspettative di maggior successo (il che notoriamente ha un effetto di incoraggiamento che influisce positivamente sulle prestazioni);
- sul lavoro, le persone attraenti hanno maggiori chances di essere assunte e ottengono mediamente posizioni migliori e salari più alti;
- in tribunale, le persone di bell'aspetto hanno minori probabilità di essere ritenute colpevoli e, anche di fronte ad un verdetto di colpevolezza, ottengono condanne meno severe.
A quanto pare, insomma, il mondo è dei belli. Ed è sensato ipotizzare che sia sempre stato così. Perché, in buona misura, ciò che ci appare come "bellezza" coincide con un aspetto forte e sano, e saper riconoscere e rispondere positivamente ad indicatori di "fitness" costituisce un vantaggio in termini di sopravvivenza della specie. Se poi sia possibile individuare dei criteri oggettivi di bellezza, ad esempio ricorrendo alle proporzioni "perfette" della sezione aurea, è oggetto di una discussione che appassiona filosofi, matematici e scienziati naturali. Vi è invece un sostanziale accordo sull'idea che la cultura operi ad un livello sopra-ordinato rispetto a quello imposto dal patrimonio genetico, rendendo così l'ideale di bellezza estremamente vario a seconda delle diverse epoche e delle culture di appartenenza (si confrontino ad esempio le immagini di una Venere preistorica, della classica Venere del Botticelli, e dell'ultima vincitrice del titolo di Miss Universo).
Quello che sembra peculiare della nostra epoca è il grado di importanza assunto dall'aspetto fisico. Infatti, i mass-media ci hanno esposti ad un bombardamento di bellezza senza precedenti nella storia. Il mondo dei nostri simili, osservato attraverso la TV e le riviste patinate, sembra popolato di semi-dèi; così, ciò che rappresenta un'eccezione sul piano statistico diventa la norma in termini di modello di riferimento. Finiamo per avere l'impressione che gli altri (quelli che vediamo in TV) sono tutti perfetti tranne noi che, al loro cospetto, non siamo degni neppure di presentarci davanti ad uno specchio.
Cosa vediamo nello specchio?
Come è noto, la percezione di noi stessi, come qualsiasi altro atto percettivo, è influenzata da variabili di tipo psicologico; non si tratta cioé della riproduzione fedele di una realtà esterna, ma di un atto di sintesi personale. L'aspetto peculiare di quando guardiamo in uno specchio è che la percezione non riguarda un qualsiasi oggetto presente nel mondo, là fuori: riguarda noi stessi. Senza che ce ne rendiamo conto, nell'attimo in cui il riflesso del nostro volto ci si rivela da uno specchio, ritroviamo condensata tutta la storia di una vita, la nostra. Ed è in quell'immagine riflessa che ci sembra di riconoscere l'essenza di ciò che siamo: "quello (o quella) sono io". Se così non fosse, se non avessimo alcuna coscienza di noi stessi, quell'immagine ci risulterebbe assai più indifferente.
Ovviamente, anche se in questo articolo si parla dell'immagine del corpo pensandola per semplicità come il riflesso che vediamo nello specchio, non bisogna trascurare l'importanza delle sensazioni corporee. Conosciamo e percepiamo il nostro corpo (o parti di esso) anche attraverso le sensazioni che ci rimanda, sentendo cioé il corpo più o meno leggero o pesante, caldo o freddo, denso o rarefatto, pieno o vuoto, tonico o inerte, statico o dinamico, e così via. La cosiddetta immagine corporea, insomma, non è un fenomeno soltanto visivo, ed è più corretto pensare ad essa come la sintesi di processi percettivi e rappresentazionali complessi e multi-sensoriali.
Siamo abituati a pensare a noi stessi come fatti, tra le altre cose, di un corpo che ci appartiene ed è per così dire l'aspetto più concreto e tangibile di ciò che noi siamo. Ecco perché, quando si parla dell'immagine corporea, cioé della rappresentazione mentale che ognuno di noi ha del proprio corpo, viene chiamato in causa il senso di sé. L'immagine nello specchio allora ci permette anche di dire a noi stessi: "io sono fatto così", ed ogni specchio che incontriamo è un'ulteriore occasione di confronto, di conferma, di messa a punto o persino di smentita del modo in cui ci rappresentiamo a noi stessi.
Sulla base di queste considerazioni, diventa interessante notare il rapporto che ognuno di noi ha con lo specchio; ad esempio quanto l'immagine corporea sia stabile e quanto sia in grado di adeguarsi ai cambiamenti che avvengono nel tempo; oppure quanto l'immagine soggettivamente percepita sia corrispondente a quello che vedono gli altri, o che può essere misurato oggettivamente; o ancora quali fattori tendono ad influenzare il modo in cui ci appare la nostra stessa immagine.
I metodi più utilizzati per valutare l'immagine corporea sono i seguenti:
- la misurazione del grado di soddisfazione soggettiva, ad esempio con un punteggio da 1 a 10; è un metodo semplice, diretto, che consente di effettuare confronti; si nopti che questo metodo non fornisce informazioni su ciò che il soggetto vede nello specchio, ma su quanto è soddisfatto di ciò che vede (è più una misura dell'autostima che non dell'immagine corporea)
- la misurazione della propria immagine corporea; il metodo più utilizzato consiste nel porre il soggetto davanti ad uno specchio, quindi presentare una serie di 9 silhouettes (immagini stilizzate del corpo umano, come quelle apposte sulle porte delle toilettes), la prima delle quali estremamente sottile, la seconda leggermente più pessa, e così via fino ad una nona silhouette decisamente larga; il soggetto deve indicare quale delle 9 silhouette è rappresenta meglio la sua forma fisica. In questo modo è possibile confrontare la percezione del soggetto sia con quella altrui sia con dei parametri oggettivi (ad esempio l'indice di massa corporea che si ricava dal rapporto tra altezza e peso). Questo metodo è stato implementato originariamente per pazienti affetti da disturbi del comportamento alimentare (DCA), ma è poi stato estensivamente adottato per studiare l'immagine corporea anche in altri tipi di soggetti.
Ed ecco, per concludere, una sintetica rassegna degli studi:
- generi (sesso): le donne sono tendenzialmente più critiche degli uomini riguardo il loro aspetto fisico; mentre gli uomini tendono persino a sopravvalutarsi leggermente, le donne esprimono un parere più severo di quello che emerge dal giudizio altrui; inoltre, le donne si percepiscono difetti più accentuati di quelli misurabili oggettivamente (ad esempio, si vedono più grasse di come sono);
- infanzia: i bambini imparano a riconoscersi nello specchio attorno ai due anni di età; sono in genere le bambine a rivelare, con l'ingresso alle scuole elementari, i primi segnali di preoccupazione per il proprio corpo, reputandosi in sovrappeso più di quanto non sia giustificato dalla bilancia; inoltre, bambini esposti a critiche relativamente ad altezza e peso vanno incontro ad una distorsione permanente dell'immagine corporea;
adolescenza: i repentini e drammatici cambiamenti comportano un'inevitabile fase di preoccupazione per il proprio aspetto fisico sia nei maschi che nelle femmine. Ma se questo effetto appare temporaneo nei maschi, tende invece a stabilizzarsi nelle femmine, che manterranno un certo grado di insoddisfazione sul proprio corpo anche nell'età adulta;
- età adulta: le stime del grado di insoddisfazione presso la popolazione femminile adulta sono varie, arrivando anche a punte dell'80%; il fenomeno sembra in aumento anche negli uomini di età compresa tra i 45 e i 55 anni; si è anche scoperto che il fenomeno della percezione corporea distorta, una volta ritenuto appannaggio esclusivo delle donne affette da disturbi del comportamento alimentare, riguarda invece, seppure in misura più attenuata, una quota consistente della popolazione femminile;
- gruppi etnici: le donne asiatiche e di colore sono tendenzialmente più positive delle caucasiche, meno severe nei confronti delle loro rotondità e più incini ad accettare la propria statura; curiosamente, sembra che gli uomini in questi gruppi etnici considerino sexy delle curve un po' più abbondanti;
- TV e riviste: se si misura l'insoddisfazione nei confronti del proprio corpo subito dopo l'esposizione ad un programma TV popolato da attori belli, alti e magri, si assiste ad un tendenziale incremento dell'effetto;
- umore: un tono dell'umore depresso comporta un'accentuazione sia nella distorsione dell'immagine corporea sia, di conseguenza, nel grado di insoddisfazione;
- relazioni: da adulti, avere un partner stabile tende a migliorare la percezione del proprio corpo; da adolescenti, l'appartenenza ad gruppo è un fattore di protezione più efficace delle relazioni di coppia;
- disturbi alimentari: in questi casi si riscontra un elevato grado di insoddisfazione insieme ad un'importante distorsione dell'immagine corporea; la dispercezione aumenta immediatamente dopo il consumo di cibo (basta una barretta di cioccolato per causare la percezione di un corpo "ingrassato" istantaneamente);
- sport: l'attività fisica migliora sia la soddisfazione nei confronti del proprio corpo sia la percezione della propria immagine corporea; è intressante notare che gli effetti sono immediati, cioè largamente indipendenti dai risultati tangibili dell'attività fisica che generalmente sono apprezzabili sul medio-lungo termine.
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