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Rimuginare è normale?

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Paola Mancuso

Per  “rimuginio” si intende un fenomeno clinico contraddistinto da pensieri negativi, ripetitivi e parzialmente incontrollabili in cui l'attivazione fisiologica tipica dell'ansia si irrigidisce.

 Borkovec individua tre caratteristiche distintive di questo processo mentale:

  • predominanza del pensiero verbale negativo
  • evitamento cognitivo
  • inibizione dell’elaborazione emotiva  

Nel rimuginio prevale, quantitativamente, il tempo passato a prevedere possibili eventi negativi e questo tipo di attività mentale sarebbe in prevalenza di tipo verbale (interessa poco l’immaginazione visiva).

Secondo Borkovec è proprio questo elemento (predominanza del pensiero verbale) a rendere il fenomeno del rimuginio disfunzionale.

Infatti diverse ricerche (Vrana, Cuthbert e Lang, 1986) dimostrano che il pensiero verbale (riguardante vissuti emotivamente gravosi) provoca una risposta cardiovascolare molto più lieve rispetto a quella indotta dall’immaginazione visiva, portando il soggetto “rimuginatore” a gestire in maniera razionale le emozioni  spiacevoli. Tuttavia però, questa prolungata inibizione emotiva, associata ad una modalità statica e vaga di rappresentarsi la minaccia temuta, oltre che a mantenere lo stato di disagio invariato, non permette a questi soggetti di produrre scenari possibili per la gestione del problema (piani di attacco, difesa, compromesso etc.); piuttosto il soggetto è portato a continuare a rievocare, ripetendoli  mentalmente e con previsioni tragiche, i vari aspetti del problema giudicando ogni soluzione come vana e inconsistente.

L’evento  minaccioso è vissuto con estrema indefinitezza e il soggetto non è in grado di ponderare l’entità e la gravità del danno vivendolo solo come catastrofico e definitivo.

Il rimuginare, dunque, sarebbe di per sé uno stato adattivo se il soggetto fosse in grado di procedere su un piano operativo trovando le opportune strategie di fronteggiamento del pericolo e non rimanendo intrappolato in uno stato di inibizione emotiva che causa, a lungo termine, una persistenza delle stesse emozioni spiacevoli.

Inizialmente il rimuginio, nel campo della psicopatologia, era considerato un fenomeno mentale collegato all’ansia e al suo mantenimento; successivamente è stato inserito nel DSM IV come  criterio diagnostico principale del Distrubo d’Ansia Generalizzato (DAG).

Oggi il rimuginio è visto (Borkovec) come un fenomeno clinico indubbiamente vicino all’ansia, ma a sé stante.

Anche nei  soggetti ansiosi si trova una prevalenza di  pensieri ripetitivi negativi, ma nei “rimugina tori” questi pensieri hanno la peculiarità di essere poco concreti (Eysenck, 1992; Stöber e Borkovec, 2002), non combinati ad una programmazione delle strategie per la gestione del problema  e privi di uno stato di arousal fisiologico.

 

Recenti studi, hanno messo in evidenza le differenze tra “rimuginatori patologici” e “rimuginatori normali” concludendo che la differenza risiede nel fatto che nel primo caso le rimuginazioni riguardano una più vasta gamma di problemi (Roemer, Molina e Borkovec, 1997), i problemi su cui rimuginano sono obiettivamente meno gravi e meno rischiosi (Roemer et al., 1997),  passano più tempo a rimuginare (Craske, Rapee, Jackel e Barlow, 1989), sono meno abili nel mettere in relazione il rimuginio con gli eventi scatenanti (Craske et al., 1989), rimuginano e operano una distorsione patologica nel valutare le cause che attivano il rimuginio (MacLeod, Mathews e Tata, 1986). 

 

 


Bibliografia:

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Borkovec, T.D. e Sides, J.K. (1979). The contribution of relaxation and expectancy to fear reduction via graded imaginal exposure to feared stimuli. Behaviour Research and Therapy, 17, 529-540.

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Borkovec, T.D., Lyonfields, J.D., Wiser, S.L., e Diehl, L. (1993). The role of worrisome thinking in the suppression of cardiovascular response to phobic imagery. Behaviour Research and Therapy, 31, 321-324.

Borkovec, T.D., Ray, W.J., e Stöber, J. (1998). Worry: A cognitive phenomenon intimately linked to affective, physiological, and interpersonal behavioral processes. Cognitive Therapy and Research, 22, 561-576.

Bowlby J., cliniche della teoria dell’attaccamento, Milano, Raffaello Cortina editore, 1989. Una base sicura: applicazioni.

Holmes J., La teoria dell’attaccamento. Jhon Bowlby e la sua scuola, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1994.

Lorenzini, Sassaroli, La mente prigioniera. Strategie di terapia cognitiva. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000.

Papageorgius C., Wells A., (a cura di), Ruminazione depressiva. Teoria e trattamento. Erikson, Trento 2008.

Perdighe C., Mancini F., (a cura di), Elementi di psicoterapia cognitiva. Giovanni Fioriti Editore, Roma 2008.

Sassaroli, Lorenzini, Ruggiero (a cura di), Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006.

Wells A., Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia. Mc Graw Hill, Milano, 1999.

 

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