Come Affrontare gli Esami
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Non esistono ricette magiche (tipo “10 cose da fare o da non fare prima di un esame”) ma semplicemente cose su cui porre attenzione. Proviamo ad evidenziare alcuni punti, ricordando che preparare un esame è, qualunque cosa si dica o vi raccontino, faticoso. Dunque se non volete fare fatica... probabilmemte non farete un buon esame.
Intanto un minimo di analisi teorica su “come funziona” psicologicamente chi ha una buona performance scolastica e chi no. La letteratura sull’argomento ha messo in luce evidenti rapporti tra la performance scolastica e il livello di auto efficacia personale percepita (cioè che cosa sono capace di fare e come, nelle mie prestazioni scolastiche). Le persone che hanno un basso senso di efficacia evitano compiti difficili, che percepiscono come minacce personali, hanno basse aspirazioni, mostrano un debole impegno nei confronti degli obiettivi che perseguono. Mantengono un orientamento sul Sé anziché sul compito. Di fronte a compiti difficili si soffermano sui propri limiti sugli ostacoli che incontreranno e sui possibili esiti negativi (predizione di scenari futuri) considerano le capacità come un’abilità innata. Sono facilmente in preda allo stress. Al contrario chi ha un forte senso di efficacia affronta i compiti difficili come sfide personali da vincere piuttosto che minacce. Possiedono accentuati livelli di interesse per il compito e si fanno assorbire da esso. Si pongono molti obiettivi stimolanti. Mantengono un orientamento sul compito. Considerano le capacità come un’abilità acquisibile che può essere accresciuta tramite l’acquisizione di conoscenze e competenze. (Albert Bandura “Perceived self-efficacy in cognitive development and functioning” in “Educational Psychologist” vol. 28, n.2 pp.117-148)
Proviamo a spiegare con un esempio quanto detto sopra: pensiamo a un colloquio d’esame come una gara per la quale ci si è preparati a lungo o ad una performance musicale. Ci sono concertisti che durante un’esecuzione sbagliano note ma il pubblico non se ne accorge perchè è di gran lunga magnificamente eseguito il resto (l’idea musicale, il tocco, la conoscenza approfondita del brano, la tecnica stupefacente, ecc.) che l’artista dimentica (e ci fa dimenticare ) quella nota presa male, e invece altri che dopo un errore, ne seguono, due...poi tre...poi le mani cominciano a tremare...la sudorazione aumenta...la lucidità scompare e noi dal nostro posto ci giriamo e ci rigiriamo sulla sedia non vedendo l’ora che si arrivi alla fine del concerto. Questa è la differenza tra un orientamento concentrato sul compito, sulla sua bellezza, sulle sfide che mi pone e su ciò che di interessante comunica a me e agli ascoltatori e un orientamento concentrato su di Sè preoccupato di “fare bella figura”, di evitare gli errori, non mettere in mostra i propri limiti, pensare non a ciò che si esegue ma ai passaggi difficili che...oh dio! ...stanno arrivando, cercare di sbagliare il meno possibile ed arrivare fino alla fine il più possibile indenni. Si tratta di due orientamenti antitetici che presupongono modi di porsi di fronte ad un esame e diversi livelli di efficacia raggiunta.
E’ possibile, di conseguenza, evidenziare sinteticamente altri punti cui fare attenzione:
1. Per la gestione dello stress: è inutile e dannoso l’ uso di sostanze psicotrope che alterano i livelli di coscienza e i ritmi sonno/veglia, favoriscono l’accumulo di stanchezza e se apparentemente sembrano poter facilitare l’acquisizione in termini quantitati di informazioni, in fase di rielaborazione l’ ”effetto collaterale” è confusione, stanchezza e uso puramente mnemonico e non creativo delle informazioni acquisite.
2.Occorre avere una chiara consapevolezza dei propri limiti e capacità (in termini di conoscenze e competenze) e conoscenza delle proprie strategie metacognitive. Chi ha buone performances scolastiche ha infatti nel tempo, saputo selezionare e interiorizzare strategie metacognitive appropriate: sa creare condizioni ambientali favorevoli all’apprendimento, pianificare e organizzare le attività scolastiche, sa se è meglio prendere appunti, fare schemi, se studiare ad alta voce, quali materie, in quali momenti della giornata, sa che informazioni chiedere ed ottenere da insegnanti e compagni, quali materie o argomenti studiare meglio da solo o in compagnia, ecc. in definitiva sa “come” studiare.
3. Non di intuizioni dunque si tratta ma esercizio: esercitarsi a ripetere, scrivere, fare schemi. Dunque non regole magiche ma allenamento come per lo sport: metodo, metodo, metodo. Farai bene in gara quanto più e quanto meglio ti sarai allenato. E vale la pena ricordare: partire non da ampi sorrisi, voce calda, stretta di mano ferma, abito accattivante, ma dai.... contenuti: conoscere le cose per comunicarle al meglio, in assenza di contenuti qualunque prestazione è fragile e precaria e facilmente vulnerabile. I contenuti, cioè le conoscenze tecniche della disciplina e il corretto uso di un linguaggio specifico, non si improvvisano.
4. Concentrarsi più “fuori” che “dentro”. Lo sa bene chi pratica uno sport, il respiro del lottatore o del fiorettista, i micromovimenti che mi permetteranno di modulare i miei, davanti ad un avversario. Questo vuol dire che è più importante porre attenzione non per la propria sudorazione o tachicardia (il Sé), ma per il volto dell’esaminatore quando comunico, per l’essere gradevole e chiaro nel comunicare l’interesse e la passione per la tesina che presento e vedere questo che effetto fa. Può anche servire (se c’è un pò d’ansia) spostare l’attenzione da pensieri e preoccupazioni a percezioni corporee: la sedia su cui sono seduto, la luce degli ambienti, la comodità dei miei piedi nelle scarpe. Ma soprattutto è importante voler comunicare interesse e passione reali : non faccio finta che la mia tesina (magari fatta in fretta e furia con qualche copia/incolla da Wikipedia) sia la cosa più interessante del mondo. Lo deve essere veramente: se non ci credo io non ci crederà chi mi sta di fronte.
E ricordarsi infine che: a) un certo livello di stress è ineliminabile anzi è positivo, aumenta i livelli e la qualità della prestazione (importante è che non sia paralizzante!). b) L’obiettivo non è mentire o dissimulare ma riuscire a comunicare al meglio passione e interesse che quindi sono ingredienti indispensabili e che, se ci sono, in un modo o nell’altro arrivano. Perchè davanti non abbiamo persone impreparate ma professionisti competenti capaci di “ricostruire” da alcuni segnali (primo fra tutti il livello espressivo e linguistico) le più generali competenze e conoscenze del candidato.
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