Ortoressia: la mania del cibo sano.
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Può l'attenzione e la cura verso una corretta alimentazione diventare una patologia? Rispondendo in modo affermativo a più di quattro domande del test di Steve Bratman, tradotto e adattato dalle Dr.sse Laura Dalla Ragione e Marta Scoppetta, un soggetto può essere classificato all’inizio della patologia ortoressica.
Ecco le domande:
Il termine ortoressia deriva da due parole appartenenti al greco classico: orthos, che vuol dire diritto, corretto, giusto e orexia, che vuol dire appetito, con riferimento ad una sorta di ossessione per i cibi giusti, corretti.
Identificata e studiata da Robert Bratman, medico statunitense che nel suo libro Health Food Junkies la paragona alle dipendenze patologiche per le analogie dovute alla dispersione di tempo e delle modalità della ricerca, l’ortoressia viene presentata come ciò di cui si ammalano i drogati di cibo sano.
La sostanza che queste persone ricercano scrupolosamente è un cibo puro, sano, non contaminato, del quale non si può fare a meno per il timore delle conseguenze mediche di un’alimentazione scorretta. Coloro che soffrono di ortoressia sono infatti terrorizzati dalla possibilità di contrarre malattie organiche attraverso l’alimentazione, motivo per cui controllano e selezionano con attenzione eccessiva gli alimenti che assumono.
Tra i comportamenti più comuni fra queste persone troviamo l’abitudine a trascorrere ore discutendo sull’esistenza di cibi puri ed impuri come ad acquistare scrupolosamente i loro cibi e cucinarli con eccessivo rigore. Proprio l’attenzione eccessiva a questi aspetti, può portare queste persone a rinunciare al proprio lavoro e alle relazioni sociali: hanno bisogno infatti di programmare sempre scrupolosamente i propri pasti e di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti assunti, motivo per cui le occasioni sociali divengono con facilità dei momenti critici, nella maggior parte dei casi evitati o al limite affrontati portando con sè i propri cibi e le proprio stoviglie.
Il razionale sotteso al comportamento alimentare risiede nella convinzione che il cibo deve essere assunto con l’unico fine di far sentire meglio e non debba essere in nessun modo fonte di piacere;
provano disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali e ad un’indagine più approfondita emerge il desiderio continuo di depurarsi ed un profondo timore di poter contaminare il proprio corpo: ciò può essere addirittura all’origine di un evitamento fobico di piatti, posate e pentole ritenute contaminate da cibi non naturali o fabbricate con materiale che possa alterare le qualità nutritive (teflon, alluminio, ecc.) e di un profondo senso di colpa quando trasgrediscono la propria dieta.
Nelle persone che soffrono di ortoressia, la stima di sè e degli altri è profondamente influenzata dalla propria alimentazione e dalla capacità di rispettarla nel modo più rigoroso possibile al punto che una piccola trasgressione può essere vissuta come un fallimento; allo stesso tempo provano disprezzo verso le persone che mangiano in modo normale, presentando inevitabili difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee alimentari.
Altri elementi tipici dell’ortoressia sono l’attitudine a pensare al cibo per più di tre ore al giorno, a pianificare dettagliatamente anche i menu del giorno successivo, rinunciando al cibo che piace, per mangiare quello più giusto senza considerare minimamente il sapore o il profumo. Mentre coloro che soffrono di anoressia o bulimia sono ossessionati dalla quantità di cibo assunto, le preoccupazioni degli ortoressici riguardano la qualità di ciò che si ingerisce per cui è imprescindibile accertare che un alimento sia sano, puro e attivo nella prevenzione delle malattie sfiorando e talvolta sconfinando in un quadro di ipocondria paradossale: il timore di malattie e contaggi impone all’ortoressico uno stile di alimentazione talmente rigoroso da esporlo consistentemente al rischio di sviluppare carenze nutrizionali gravi. Il quadro clinico infatti può caratterizzarsi per la comparsa di gravi carenze rispetto a cui spesso però la persona appare ignara e disinteressata confidando ciecamente nella propria dieta sanissima: accanto alle problematiche di natura psicologica e psichica come stress, sensi di colpa, ossessioni, fobie e condizioni di ritiro socio-lavorativo possono insorgere malattie secondarie alla drastica riduzione di vitamine e sali minerali quali l’avitaminosi, l’aterosclerosi, l’osteoporosi.
La diffusa preoccupazione per i rischi veicolati dal cibo, matrice nei casi più gravi di una condizione di ideazione delirante a contenuto persecutorio per cui l’ortoressico ha paura che qualcun altro voglia avvelenarlo o inquinarlo, ha indubbiamente subito l’influenza di recenti fenomeni allarmanti, certamente gravi ma fortunatamente ristretti a poche specifiche categorie alimentari e limitati a dei territori geografici ma sufficientemente enfatizzati e amplificati dai mass media da facilitare lo sviluppo di vere e proprie fobie collettive: la mucca pazza, i polli contenenti diossina, i cibi transgenici, gli OGM, ecc.
Le principali caratteristiche cliniche dell'ortoressia sono così riassumibili:
- preoccupazione eccessiva per la purezza del cibo che si assume
- bisogno di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti
- timore eccessivo per le conseguenze di un’alimentazione scorretta
- disgusto nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali
- paura di contaminare il proprio corpo
- desiderio continuo di depurarsi
- la ricerca e la preparazione di cibi puri richiede moltissimo tempo e si rende responsabile di una compromissione del funzionamento socio-lavorativo
- disgusto per le persone che mangiano in modo normale
- difficoltà di relazione con chi non condivide le proprie idee sul cibo
- il cibo deve far sentire meglio e non deve essere in nessun modo un piacere
- senso di colpa quando si trasgredisce la dieta
Dal libro Health Food Junkies:
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