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La rabbia patologica

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Paola Mancuso

La rabbia è una delle emozioni di base che, se contenuta e ben gestita, assolve a molteplici funzioni positive come ad es. trasmettere un’insoddisfazione, modificare un comportamento o stimolare le capacità di adattamento. 

Al contrario l’emozione di rabbia, se eccessiva o se espressa con modalità disfunzionali (rabbia “patologica”), può generare danni significativi a molte aree di funzionamento ed è spesso associata a difficoltà relazionali, abuso d’alcol, aggressioni fisiche e verbali, stress e burn-out nel lavoro, ipertensione e malattie cardiovascolari.


Per tale motivo è importante che i clinici adottino trattamenti efficaci con soggetti che presentano tale problematica.

Alcune persone negano questa emozione anche quando è adeguata al contesto ed è “salutare”, altre persone mostrano una rabbia cronica e generalizzata divenendo sempre più sensibili e suscettibili ad in’ampia gamma di stimoli (Deffenbacher,1993).

L’emozione di rabbia include quattro domini interrelati: 1) emotivo,  2) attivazione fisiologica, 3) processi cognitivi, 4) comportamenti (Eckardt e Deffenbacher,1999) che si innescano contemporaneamente ed interagiscono venendo esperiti spesso come un fenomeno unico. 

Dal punto di vista emotivo, la rabbia varia per intensità (lieve irritazione/collera/furia); dal punto di vista fisiologico è caratterizzata da rilascio di adrenalina, aumento della tensione muscolare e attivazione del sistema nervoso simpatico; dal punto di vista cognitivo la rabbia patologica comporta una distorta elaborazione delle informazioni (es. percezione che il proprio dominio personale o le proprie regole siano stati violati); dal punto di vista comportamentale la rabbia può essere espressa in modo funzionale (es. modalità assertiva, ponendo dei limiti, ecc) o in modo disfunzionale (aggressione fisica  o verbale, ritiro sociale, abuso d’alcol, guida spericolata, ecc); le azioni/espressioni che vengono messe in atto, hanno in genere come scopo la salvaguardia della propria immagine, il ripristinare la giustizia oppure preservare la propria dignità.

Dagli studi fatti in ambito cognitivo-comportamentale (Beck, 19761999; Ellis, 1977; Lazarus, 1991; Meichenbaum, 1985; Novaco, 1978,1979) emerge un quadro della rabbia contraddistinto dall’interazione tra stimoli elicitanti, stato in cui si trova il soggetto prima della rabbia, interpretazione dello stimolo e capacità di gestione dell’emozione.

Gli stimoli attivanti possono andare da fonti esterne facilmente identificabili (es. ricevere un rimprovero, ricevere un attacco fisico, essere superati mentre si è in fila, essere traditi, ecc) ad una serie di stimoli interni (es. ricordi, ruminazioni su un evento incombente, ecc). Lo stato “pre-rabbia” comprende la condizione cognitivo-emotiva al momento dell’evento attivante, le caratteristiche psicologiche del soggetto e i messaggi culturali sulla rabbia e sulla sua manifestazione.

Uno stato emotivo aversivo può aumentare di parecchio la probabilità di arrabbiarsi.

Oltre allo stato “pre-rabbia”, si mette in atto un processo valutativo, in cui il soggetto dà un’interpretazione dell’evento scatenante l’emozione di rabbia (valutazione primaria) e la sua capacità di gestirlo in modo adeguato ed efficace (valutazione secondaria). I processi di valutazione primaria nei soggetti con rabbia patologica in genere implicano la violazione di rigide regole di vita: attacchi gravi alla propria identità, ostacolo al perseguimento di un proprio obiettivo, violazione di un diritto ecc. Fondamentalmente, è accaduto qualcosa che “non sarebbe dovuto accadere”; la rabbia a questo punto aumenta fino a sopraffare l’individuo che si sente fuori controllo e pensa che non avrebbe dovuto subire tale torto e ritiene che l’aggressività sia la reazione più appropriata (valutazione secondaria).

Le ricerche condotte sul comportamento delle specie animali hanno provato che la rabbia si attiva con lo scopo di assicurare la sopravvivenza all’individuo e ai suoi piccoli, di difendere il cibo e il territorio; si è inoltre visto che c’è una certa corrispondenza tra l’espressione mimica e corporea della rabbia osservata negli animali e negli umani.

Secondo la teoria cognitiva, la condotta degli esseri umani è regolata da scopi, ovvero da stati desiderati (più o meno espliciti) e che l’individuo tendenzialmente cerca di raggiungere o evitare.

Tangney (2002), con i suoi studi, ha identificato gli scopi sottostanti le manifestazioni rabbiose, da cui si può comprendere cosa il soggetto cerca di ottenere.

Scopi costruttivi: tesi a produrre un cambiamento nel comportamento altrui e a sanare e rendere più stretto il rapporto con la persona con cui ci si arrabbia.

Scopi malevoli: tendono a deteriorare o interrompere la relazione con l’altra persona nel tentativo di vendicare un torto subito o di comunicare biasimo.

Scopi evasivi: tendono a ridurre l’intensità dell’emozione rabbiosa attraverso lo sfogo dell’aggressività.

Altre funzioni collegate alla manifestazione dell’aggressività riguardano lo stabilire la gerarchia e definire il “rango” di appartenenza (Castelfranchi, 1998).

Nonostante il tema della rabbia nella letteratura clinica abbia ricevuto meno attenzione rispetto alla depressione o all’ansia, oggigiorno la ricerca ha messo in evidenza alcuni trattamenti che sembrano essere piuttosto promettenti nel trattamento della rabbia clinicamente significativa.

La terapia cognitivo comportamentale  si serve di numerose tecniche rivolte alla riduzione e/o alla migliore gestione della rabbia e vi sono numerose prove sperimentali sull’efficacia di tale trattamento.

Gli interventi più accreditati per la gestione della rabbia in ambito cognito comportamentale sono:

  • problem solving (l’applicazione del PS al trattamento della rabbia aiuta a ridurre l’intensità dell’emozione spostando il focus sulla soluzione del problema ed orientando il comportamento in modo funzionale alla gestione del problema stesso);
  • ristrutturazione cognitiva (si aiuta il soggetto a mettere in discussione la fondatezza di alcune sue credenze, a testarle attraverso alcuni esperimenti e a sperimentare modi alternativi di interpretare la realtà);
  • stress inoculation training (è un programma di trattamento strutturato in 3 fasi: 1) preparazione cognitiva – il pz impara ad interpretare la rabbia tenendo conto del ruolo giocato dagli aspetti cognitivi - 2) acquisizione di nuove abilità e prove delle  stesse; 3) messa in pratica delle abilità acquisite);
  • social skills training (lo skills training è un trattamento indirizzato al potenziamento di specifiche abilità socio-emotive che risultano carenti in alcuni soggetti);
  • training assertivo (il soggetto apprende ad esprimere opinioni, desideri, bisogni e sentimenti in maniera adeguata ed efficace facendo valere i propri diritti e rispettando quelli degli altri);
  • training di rilassamento (si addestra il soggetto al rilassamento muscolare progressivo; bersaglio dell’intervento è l’eccesiva attivazione fisiologica che caratterizza l’esperienza di rabbia). 

Bibliografia

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De Silvestri, C.(1981) I Fondamenti teorici e clinici della Terapia Razionale Emotiva. Casa Editrice Astrolabio.
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Ellis, A. (1994). Reason and emotion in psychotherapy (revised edition). New York: Kensington Publishers.
Izard, C. E. (1977) Human Emotion. New York. Plenum Pass
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Tangney B. (2002). Incorporating Learning Characteristics into an Intelligent Tutor. Intelligent Tutoring, 729-738
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