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Cosa sono le tentazioni?

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Maurizio Brasini

Cosa sono le tentazioni?

quando parliamo di tentazioni, stiamo semplicemente osservando le motivazioni e i desideri da una particolare angolatura, quella della morale. Per esempio, immaginiamo che una ragazza abbia voglia di dare un morso ad una mela; questa voglia può semplicemente corrispondere a un suo bisogno fisiologico se non ha mangiato a sufficienza, oppure a una curiosità se non ha mai assaggiato una mela. Fame e curiosità sono motivazioni, e non sono né giuste né sbagliate da un punto di vista etico: sono naturali e necessarie per la sopravvivenza. Però, tornando all'esempio della mela, se immaginiamo che la ragazza in questione sia Eva nel Paradiso Terrestre, e che Dio in persona le abbia proibito di mangiare quel frutto, ecco che la sua intenzione diventa una tentazione, cioé diventa una questione di bene e di male.

 

 

Quanto conta l'imprinting culturale?

finchè parliamo semplicemente di motivazioni, possiamo immaginarle come tendenze innate che negli esseri umani sono variamente plasmante dalla cultura; tanto per fare un esempio, la motivazione a nutrirsi può concretizzarsi nella voglia di un gelato al cioccolato. Per arrivare a parlare di tentazioni, a tutto ciò dobbiamo aggiungere l'idea ben riassunta da un aforisma di Oscar Wilde: "le cose migliori della vita sono immorali, illegali o fanno male alla salute". Con le invenzioni (culturali) del gelato al cioccolato e del concetto di peccato di gola, la nostra intenzione, in origine collegata ad un bisogno naturale, si trasforma in una tentazione.

 

Quanto è vero che più una cosa viene proibita e più abbiamo voglia di farla?

è vero solo in parte; se si fa la prova, è facile trovare esempi sia di cose verso le quali siamo fortemente attratti pur essendo legali e innocue, sia di cose illecite o disdicevoli che non ci interessano affatto. Tuttavia, il proibito ha un suo innegabile potere di attrazione. Questo da una parte corrisponde al naturale funzionamento delle motivazioni, che tendono a concentrare sempre più  l'attenzione e le risorse disponibili sull'obiettivo da raggiungere, disattivandosi solo al raggiungimento della loro mèta. D'altro canto però c'è un effetto più specifico, che è quello della mela di Eva: perchè, con tanta frutta a disposizione, la sua curiosità è stata attratta proprio dall'unico frutto proibito? Ma qui, le possibili risposte sono molte e sconfinano un po' tutte nel terreno della filosofia. Freud per esempio è stato a lungo convinto che l'uomo fosse animato da una unica motivazione, la ricerca del piacere, e in seguito ha aggiunto una seconda motivazione che è la tendenza ad autodistruggersi; così, la bramosia di gelato al cioccolato rappresenterebbe una spasmodica necessità di gratificazione orale contraria alla decenza, nascondendo al contempo un auto-attacco compiuto a colpi di zuccheri e trigliceridi. Oggigiorno, gli psicologi - compresi i discepoli di Freud - tengono in maggiore considerazione i significati personali e i rapporti all'interno dei quali si definiscono questi significati; rimanendo sempre sull'esempio del gelato al cioccolato: immaginiamo un bambino piccolo che la nonna vuole premiare perché ha fatto il bravo, mentre la mamma si oppone sostenendo - per lui incomprensibilmente - che il gelato gli fa male; oppure un adolescente indeciso se concedersi o meno un gelato con gli amici subito prima di rientrare a casa per l'ora di cena; o ancora due giovani sposi che si promettono vicendevolmente di non saccheggiare il freezer in assenza dell'altro; o infine un anziano a cui il medico prescrive di rinunciare a uno dei pochi piaceri rimastigli. Ci rendiamo immediatamente conto di due cose: che le tentazioni descritte hanno ben poco in comune tra loro, a parte il fatto di ruotare attorno ad un oggetto scelto a caso (un gelato al cioccolato), e che la proibizione stessa può assumere molte diverse accezioni di significato.

 

Perché non riusciamo a resistere alle tentazioni?

in realtà, la maggior parte delle nostre intenzioni sono ben adattate al contesto in cui viviamo, per cui non le avvertiamo sotto forma di tentazioni; inoltre siamo abituati a regolare le nostre condotte sulla base di convinzioni e convenzioni, per cui la maggior parte di noi resiste bene alle tentazioni. Le tentazioni alle quali non riusciamo a resistere, quelle che sovrastano la nostra volontà e sfuggono al nostro controllo, sono la fatidica punta visibile dell'iceberg.Questo, salvo alcuni casi che, sempre secondo gli psicologi, rientrano nella patologia; il DSM (il manuale diagnostico dei disturbi mentali più utilizzato dalla comunità mondiale di psicologi e psichiatri) evidenzia manifestazioni che comportano problemi di controllo degli impulsi in varie categorie di disturbi mentali (i disturbi correlati a sostante quali droghe e alcool, le perversioni sessuali, il disturbo antisociale, il disturbo della condotta, la schizofrenia, i disturbi dell’umore), e prevede persino una apposita categoria chiamata "disturbi del controllo degli impulsi", dove troviamo ad esempio il gioco d'azzardo; nella prossima edizione, saranno incluse le cosiddette "nuove dipendenze patologiche", che includeranno la dipendenza da internet, dallo shopping, e così via. Bisogna notare però che impulsi e tentazioni non sono esattamente la stessa cosa; il criterio che separa normalità e patologia non è propriamente quello del bene e del male in senso etico, ma quello della pericolosità per sé e per gli altri.

 

Quali aree del cervello sono interessate dal fenomeno tentazioni?

immaginando sempre una persona davanti ad una gelateria, se potessimo osservare l'attività del suo cervello assisteremmo ad un fitto scambio tra circuiti preposti a diverse funzioni; parti più primitive del cervello si incaricheranno di attivare e disattivare la motivazione in base a stimoli interni ed esterni, mentre parti più evolute regoleranno dall'alto questo processo sulla base di precedenti esperienze, emozioni associate, significati attribuiti. Le aree più intensamente coinvolte nella regolazione degli impulsi sono la corteccia orbitofrontale, il giro del cingolo, il corpo striato ventrale e il nucelus accumbens; queste aree sono anche chiamate "circuito della ricompensa"; in questo circuito, un neurotrasmettitore chiamato dopamina regola il desiderio e induce ai comportamenti appetitivi (ad es. spinge al consumo del gelato), mente un altro neurotrasmettitore chiamato serotonina regola il senso di appagamento e inibisce i comportamenti (ad es. provoca il senso di sazietà). Nelle cosiddette dipendenze patologiche si è rilevato uno scompenso del funzionamento di questo circuito, che diventa per così dire "insaziabile".

 

Esiste un modo per arginare o tenere sotto controllo le tentazioni?

recenti ricerche ci confermano che in genere le persone sovrastimano la loro capacità di resistere alle tentazioni, esponendosi così al cedimento. Sempre per citare l'esperto Oscar Wilde: "l'unico modo per liberarsi di una tentazione è cedere". Facciamo ancora riferimento a quella punta dell'iceberg costituita da motivazioni a compiere azioni che contraddicono la nostra stessa idea di ciò che sarebbe opportuno; ovviamente, il problema non sussiste in tutti i casi in cui riusciamo ad operare un controllo "dall'alto", usando le parti più evolute del nostro cervello per contare fino a dieci ed operare una efficace sintesi personale che ci consenta di mettere in atto una soluzione praticabile. Qui stiamo considerando le tentazioni irresistibili, quelle che mettono in crisi la nostra volontà e in pericolo la nostra salute. Allora, Oscar Wilde non ha tutti i torti: il primo passo è arrendersi, riconoscere che la nostra volontà è impotente. Questo non significa procurarsi un alibi per cedere definitvamente alla tentazione; al contrario, è un modo per interrompere una logica basata sull'idea fallimentare di resistere alla tentazione, che immancabilmente ci riporterà prima o poi a cedere. Naturalmente, questo è solo il primo passo di un lungo cammino, che riguarda soltanto quelle tentazioni gravi e irresistibili che chiamiamo dipendenze patologiche. Per il resto, va benissimo alternare buoni propositi ad infrazioni rese ancora più piacevoli dagli intervalli di rettitudine.

 

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