logo
Home > Cosa facciamo > Risorse online > Casi Clinici > Il caso di B.

Il caso di B.

Casi Clinici
Daniela Lopiano

Paziente: B. di anni 24 Diagnosi secondo il DSM III-R: Disturbo da attacchi di panico con agorafobia Durante il primo colloquio, dopo le presentazioni, e create le condizioni di un clima di rassicurazione emotiva, il paziente viene invitato ad esporre il suo "problema". B. si presenta con i genitori conviventi e riferisce di avere disturbi di ansia generalizzata con attacchi di panico da circa 1anno.B. ha già in corso una terapia farmacologica presso un famoso studio ad indirizzo biologico- riduzionista con scarsi risultati. Sempre nell'ambito della prima seduta, veniva stipulato il contratto terapeutico. Riferisco a B. che è possibile risolvere il disturbo da lui manifestato, connotandolo sin dall'inizio, in termini di problema, prevalentemente psicologico, e non di malattia, esclusivamente somatica. Illustro un programma psicoterapico, finalizzato ad una fase tattica, mirante alla risoluzione del sintomo e ad una fase strategica, tendente all'autosservazione, allo studio dell'organizzazione della conoscenza ed al cambiamento o rivoluzione cognitiva. Dopo una prima fase di individuazione dei problemi, emergono per B. le seguenti situazioni problematiche: ansia generalizzata con attacchi di panico, eccessiva preoccupazione per le condizioni di salute (tratto ipocondriaco)‏, vita metodica e abitudinaria, dolori addominali, assenza di una relazione amorosa e abbandono della propria attività lavorativa di artigiano. Per quanto riguarda il lavoro con la famiglia, ai genitori di B. vengono fornite indicazioni comportamentali: diminuire l’ipercoinvolgimento emotivo attraverso strategie comunicative invogliando nel congiunto l’esecuzione graduale di esperienze di esplorazione. Si inizia cosi la fase tattica della psicoterapia con la pianificazione di esperienze graduali di esplorazione concordata con il terapeuta con la frequentazione di nuovi ambienti sociali come pub, piscina , e il graduale ritorno all’attività lavorativa in proprio. B. dopo una fase iniziale di difficoltà e rifiuto, comincia ad eseguire con scrupolo gli home work. Contemporaneamente alla psicoterapia in setting individuale, B. esprime il consenso a volere effettuare il protocollo EMDR. Dopo averlo informato che durante l’applicazione dell’EMDR, si prende in considerazione l’esistenza di un sistema innato in tutte le persone fisiologicamente orientato ad elaborare le informazioni in un’ottica di auto guarigione, si procede con l’individuazione dell’evento cruciale, ovvero della prima volta in cui B. ha avuto il suo primo attacco di panico. In prima istanza si individua l’immagine rappresentativa di quell’evento, la convinzione negativa “Io non ho il controllo” e la localizzazione corporea a livello di testa, addome e costrizione al petto; si procede con la scelta della convinzione positiva e della sua intensità di percezione e poi l’individuazione dell’emozione negativa che accompagna il ricordo e la sua intensità. Dopo questa prima fase si avvia la stimolazione bilaterale, e quindi la fase della desensibilizzazione, B.da subito riferisce un forte disturbo ed una localizzazione corporea che, durante le sedute oscilla sempre tra la testa, l’addome e il senso di costrizione, dopo questa apparente stasi con la verifica del SUD (Scala delle unità di disturbo soggettivo) e della VOC (validità della convinzione positiva) si procede ad un significativo miglioramento, il processo di cambiamento è in atto. Dopo alcune sedute B. riferisce di essere migliorato nella gestione dell’attacco di panico e addirittura di non avere più in mente il ricordo del primo a tal punto da farlo sentire male al solo pensiero. Nelle successive sedute si procede con le ulteriori fasi di “installazione” e “scansione corporea” per poi giungere all’individuazione di tutti gli scenari che al presente attivano lo stato di ansia e poi l’individuazione di quelli futuri. Di fronte ad un riconquistato ottimismo si avvia l’aspetto strategico della terapia. Le linee guida interpretative sono: la vulnerabilità biologica e la familiarità del problema ansioso, lo stile di accudimento ricevuto nell’infanzia con una madre iperprotettiva ed un padre assente. I risultati in merito alla risoluzione del problema ansioso originario sono: gestione dell’ansia con diradamento degli attacchi di panico e riduzione del coping farmacologico, eliminazione dei pensieri automatici circa la preoccupazione per le condizioni di salute, miglioramento della qualità della vita con introduzione di contesti sociali nuovi e stimolanti. I risultati rivoluzionari sono: ricerca di una migliore situazione lavorativa anche al di fuori del suo paese di origine, ricerca di una ragazza e soprattutto progetto a breve termine riguardante l’organizzazione di una vacanza da solo e con l’aereo. In conclusione, il trattamento terapeutico lo ha reso più sicuro di sé, e più autonomo nell’affrontare le problematiche del presente e future. Attualmente è in follow up con un colloquio ogni due mesi. Una nota a parte merita la relazione terapeutica, che rappresenta un fattore di cambiamento e di successo della terapia talmente importante da incidere in maniera spesso più decisiva delle tecniche terapeutiche stesse. Essa scaturisce da due fronti: i pattern del terapeuta i pattern del paziente Con B. è apparso inizialmente difficile instaurare una relazione di reciproca fiducia e collaborazione. All’inizio molto sospettoso e poco incline ad esporsi è divenuto, durante le successive sedute, chiaramente ansioso ed agitato effettuando numerosi test sul terapeuta. Immancabili sono state le resistenze al cambiamento che B. ha messo in atto, grazie alle sue straordinarie capacità di manipolazione e controllo dell' ambiente. Il terapeuta con un atteggiamento disponibile, empatico ma, abbastanza assertivo e direttivo per istituire, fin dal principio, una solida leadership, ha fatto “esperire” e “spiegare” una relazione di base sicura, che ha avuto come effetto rivoluzionario la fiducia in B. di riprendere le competenze di esplorazione…

 

Domande recenti



More Topics »

Ultimi commenti

  • :D volevo congratularmi con lei del bellissimo articolo da lei esposto sul rimpianto. Sono un credente e sottolineo questo per dirle che per caso sono... continua a leggere...
  • come se ne esce ? conosco un uomo che in un mese è stato in ospedale 20 volte , E c'è una donna che crede di essere incinta da tre anni . continua a leggere...
  • salve, è da un pò di tempo che ormai non riesco più a vivere la mia vita serenamente, cerco di non pensare di tenermi impegnata ma ciò non risolve il ... continua a leggere...

Per appuntamenti

chiamaci

email

Accedi (login)

Ricerca nel sito

Condividi su Facebook!