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Psicoterapia breve: cosa significa "breve"?

Domande Frequenti (FAQ)
Giovanna Voi

Gli approcci e le tecniche psicoterapeutiche oggi esistenti al mondo sono molteplici, addirittura centinaia, ed è difficile dire quale siano quelle più efficaci ed efficienti anche per la difficoltà di condurre ricerche in questo settore. Detto questo, è chiaro che l’obiettivo di questo articolo non è quello di stilare una classifica delle psicoterapie, ma è il tentativo di fare chiarezza rispetto al concetto di “breve” applicato alla psicoterapia.

 

Partirei dando una definizione generale di che cosa significhi proporre ad un paziente una psicoterapia “breve”  e questo a prescindere dai diversi modelli esistenti di psicoterapie brevi, i quali si differenziano notevolmente sia negli elementi costituzionali delle stesse, ma anche nelle tecniche e negli obiettivi che perseguono (Dewan, 2004).

Innanzitutto, è ormai sufficientemente condivisa l’idea che ciò che rende breve una psicoterapia non è può essere esclusivamente il numero delle sedute, poiché esse variano notevolmente da modello a modello. E’ invece altrettanto condiviso il concetto che la definizione di “breve” si riferisce alla possibilità che il terapeuta ha di individuare un obiettivo “focale” o anche detto un “focus”.

Per quanto riguarda la Psicoterapia psicoanalitica breve integrata, alla quale faccio riferimento nella mia pratica clinica, l’individuazione del focus è certamente un elemento indispensabile per la progettazione e la condivisione del piano terapeutico, sebbene non sia l’unico elemento.

Il focus è fondamentale in quanto permette ad entrambi, terapeuta e paziente, di capire da dove arriva la spinta al cambiamento e quali sono le difficoltà che la ostacolano (Gislon). Detto in altri termini: i pazienti, soprattutto quelli con un’elevata motivazione, arrivano sempre con una spinta “sana”, il problema è che spesso non riescono a mettere in pratica i desideri di cambiamento, sia perché non usano i mezzi giusti, sia soprattutto perché impiegano male le risorse a loro disposizione.

Proprio perché è indispensabile la collaborazione del paziente, in quanto agente attivo della propria cura è necessario condurre un’accurata fase di valutazione iniziale, volta proprio all’analisi delle potenzialità di cambiamento del paziente (“la stoffa del paziente”) e che mira all’individuazione prima e al raggiungimento di un accordo poi, tra paziente e terapeuta rispetto all’obiettivo da raggiungere. La possibilità di raggiungere un orientamento condiviso rispetto alla psicoterapia è ciò che permette di prestare attenzione al rapporto tempo ed efficacia; così significativo per la psicoterapia breve.

A tal fine, è giusto dire che non tutti i pazienti sono “adatti” alla psicoterapia breve; esistono infatti  una serie di requisiti che se assenti impongono un lavoro sul lungo periodo. L’assenza di questi requisiti infatti, è da interpretare come una mancanza nella struttura e nel funzionamento del paziente, tali per cui è difficile che lui riesca ad utilizzare le proprie risorse interne per affrontare i suoi problemi e si renderebbe necessario un lavoro di analisi delle proprie difese inconsce e delle resistenze.

La presenza invece dei seguenti requisiti è da considerare come un indicatore positivo per la scelta della  psicoterapia breve e per una sua prognosi favorevole:

-     il problema del paziente non deve essere né cronico, né eccessivamente grave: è importante valutare la durata del disagio e quanto esso interferisce nella vita del paziente;

-     il disagio non deve essere multiproblematico: si valutano la quantità e la qualità delle manifestazioni sintomatiche del disagio;

-     il paziente deve avere un passato di storie interpersonali positive: questo consente di ipotizzare una capacità di instaurare un’alleanza terapeutica in tempi rapidi;

-     il paziente deve avere una buona capacità di autoriflessione: capacità che gli permette sia di comprendere la natura psichica del suo problema, sia di cogliere gli aspetti illusori dei vantaggi che  ha nel mantenere inalterato il proprio disagio psichico;

-     deve essere presente un’alta motivazione, una bassa resistenza al cambiamento ed un orientamento verso il presente ed il futuro;

-     infine, avere a disposizione un sostegno sociale e avere la capacità di mantenere relazioni interpersonali (anche di lunga data) dimostrano di saper tollerare l’angoscia, la paura del rifiuto o dell’abbandono/perdita. L’assenza di queste relazioni significano una difficoltà relazionale del paziente ed  imporrebbero un lungo lavoro sulla relazione che precluderebbe la possibilità di effettuare un percorso breve.

 

Pur nella brevità della psicoterpia, è possibile individuare all’interno del percorso terapeutico almeno tre fasi:

1.   quella dell’IMPEGNO: cioè quella in cui si instaura l’alleanza tra paziente e terapeuta. Si raccolgono i dati significativi della storia del paziente e del suo disagio psicologico attuale;

2.   quella della DISCREPANZA: in questa fase il paziente acquisisce consapevolezza rispetto ai propri  modelli disadattativi che mantengono invariato il disagio. Attraverso questa consapevolezza il paziente può attivarsi per trovare ed usare modalità più costruttive per affrontare i problemi in modo da incentivare un reale cambiamento;

3.    quella del CONSOLIDAMENTO: è quella nella quale viene incoraggiata l’autonomia del paziente e la sua capacità di “spostare” l’apprendimento emotivo e cognitivo dalla terapia agli altri contesti della sua esistenza.

Concludo questa riflessione sottolineando quanto sia importante per la psicoterapia breve pensare all’essere umano come ad un soggetto in continuo “sviluppo evolutivo”. Questo significa che per la psicoterapia breve il disagio psichico può essere paragonato ad un ostacolo lungo il percorso evolutivo e che la psicoterapia è l’occasione per il paziente di rimuovere l’ostacolo dal suo percorso di vita in modo da riprendere il proprio cammino.

A volte si riesce a superare gli ostacoli da soli, altre volte occorre farsi aiutare da persone più qualificate per individuare altri punti di vista e per acquisire nuove consapevolezze rispetto al sé e al suo funzionamento.

È grazie all’integrazione di questa visione evolutiva all’interno dell’approccio psicoanalitico che è possibile pensare una psicoterapia breve: se vi sono le condizioni giuste nel paziente, essa è in grado di riconoscere e di rimuovere in tempi rapidi gli ostacoli che impediscono il naturale sviluppo e permette al paziente di diventare terapeuta di sé stesso,  e di continuare a sviluppare il proprio potenziale evolutivo in modo autonomo nel qui ed ora della terapia ma anche nel futuro (Gislon).

Spesso mi capita di incontrare pazienti il cui desiderio di fare “tutto e subito” si sposa apparentemente, con il metodo da me adottato: “dottoressa, lei che usa il metodo breve, può in poche sedute risolvere il mio problema?”. Dietro questa apparente semplice domanda si nasconde una importante incomprensione rispetto al significato di breve, ma anche direi del senso profondo di decidere di incominciare una psicoterapia.
 

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