La procedura immaginativa

Roberto Ercolani

Quando si parla di immaginario, in psicologia, dobbiamo fare una considerazione sui significati di immagine e di simbolo.

La parola simbolo, deriva dal greco symbállein che significa "mettere assieme". Infatti nell'antica Grecia era presente la consuetudine di dividere in due una moneta od un oggetto e di darne una metà all'amico od all'ospite. Queste metà, conservate per generazioni, consentivano ai discendenti di riconoscersi come non nemici, anzi come forti di un legame di ospitalità, di debito e amicizia. Allora il simbolo, evocando la sua parte corrispondente, rinvia ad una determinata realtà che non è decisa dalla convenzione, ma dalla ricomposizione di un intero. Quindi, simbolo come richiamo all'origine, dove resta nascosta e gelosamente custodita la verità originaria o la fonte da cui si dischiudono nuovi sensi e nuovi significati, peraltro mai esaustivi.«Il simbolo - scriveva Corbin nel 1954 - non è un segno artificialmente costruito, ma è ciò che nell'anima spontaneamente si chiude per annunciare qualcosa che non può essere espresso altrimenti. Esso è l'unica espressione attraverso cui una realtà si fa trasparente all'anima, mentre in se stessa rimane al di là di ogni possibile espressione».
Allora il simbolo presuppone l'idea di separazione e di riconciliazione: il simbolo rappresenta contemporaneamente qualcosa che è stato sfaldato ed il suo legame.

 

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