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Quando un genitore invecchia

L'Esperto Risponde
Maurizio Brasini

Mio padre ha 83 anni, con diagnosi di depressione e decadimento cognitivo per demenza senile, ma da alcuni mesi durante la notte, pur dormendo, urla i nomi di tutti i suoi familiari, compresa la mamma morta. Al mattino non ricorda nulla di quanto accaduto nella notte. Faccio presente che molti anni fa ha avuto episodi di piccolo male e che poi dopo anni di cura non si sono più ripresentati e quindi sono state sospese tutte le terapie. Nel mese di luglio, causa un ricovero, gli è stato fatto un EEG ma non è emerso nulla. A chi ci dobbiamo rivolgere?

G.


Caro G.,

vorrei fare una premessa: i problemi degenerativi legati all'età ottengono al giorno d'oggi una considerazione decisamente maggiore rispetto anche solo a 20 anni fa. Sebbene alcune sindromi degenerative siano conosciute e studiate da molto tempo, in anni recenti è mutata considerevolmente la prospettiva con cui si guarda ai problemi dell'età senile, una prospettiva incentrata sempre più sui concetti di benessere e qualità della vita. Questa premessa mi serve per provare a condividere con lei un modo di guardare al problema di suo padre. Dinanzi alla sofferenza di un uomo di oltre 80 anni, un "vecchio" che tende a chiudersi in sé stesso, abbandonandosi alla malinconia mentre la lucidità mentale tende a svanire, ci accorgiamo di essere impreparati. Da una parte, siamo portati ad affrontare la situazione come si fa solitamente con qualsiasi altra malattia: cercare di capire le cause, quindi applicare le cure necessarie e combattere la malattia per ritornare ad uno stato di guarigione. Ma d'altro canto sappiamo che la natura farà inesorabilmente il suo corso, che quella persona non potrà essere restituita ad una condizione di salute, ma continuerà invece ad invecchiare, a peggiorare, fino a che, alla fine, non morirà. Inevitabilmente, questa prospettiva ci atterrisce, ci fa sentire terribilmente impotenti, e fa apparire vana ogni iniziativa tesa alla cura.

Ragionare in termini di benessere e di qualità della vita vuol dire non rimanere intrappolati nella visione dualistica "salute/malattia", ma imparare a perseguire come obiettivo le condizioni di vita migliori nell'ambito del possibile, per suo padre e per chi gli sta vicino.

In pratica, a lei G., che assiste suo padre ultra-ottantenne, vorrei dedicare la preghiera di Tommaso Moro: "Signore dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare, e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre".

Suo padre di notte urla i nomi delle persone care che ha perduto; presto ne smarrirà anche il ricordo, e forse questo presentimento lo angoscia. Si prepari a congedarsi da suo padre per come lo ha conosciuto, e approfitti insieme a lui del tempo che vi rimane per incontrarvi sotto una nuova luce. Quando suo padre avrà già dimenticato il suo nome, potrete ancora sentire in un abbraccio che voi due vi appartenete come un padre e un figlio.

Le segnalo infine un’iniziativa della ASL 19 di Adria (Rovigo), denominata “rete Alzheimer”, alla quale rivolgersi per un sostegno ai malati e alle famiglie.

Maurizio Brasini


Risposta apparsa su "PiùSalute", Marzo 2010

 

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