Il bambino "autolesionista": che fare?
| L'Esperto Risponde |
Buongiorno sono la mamma di C., un bambino di 18 mesi. Da circa un paio di mesi il mio bambino dà le testate per terra o nelle pareti di casa; inizialmente lo faceva solo quando gli si impediva di fare qualcosa di pericoloso o se veniva sgridato, ma nelle ultime settimane abbiamo notato che lo fa anche mentre gioca ed anche quando pensa di non essere visto… sono molto preoccupata; che problema potrebbe avere mio figlio? A chi devo rivolgermi?
M. da Foligno
Cara M.,
la sua preoccupazione è più che comprensibile.
Il problema necessita un intervento tempestivo per tre ragioni: 1) perché suo figlio non rischi di farsi male; 2) per evitare che questo comportamento diventi un’abitudine consolidata; 3) per capire meglio il senso di questa manifestazione "sintomatica" di suo figlio C.
Consideriamo insieme questo ultimo punto. Probabilmente informandosi un po’ avrà già scoperto che comportamenti simili a quello di suo figlio possono essere associati a patologie gravi come il ritardo mentale e i cosiddetti “disturbi pervasivi dello sviluppo”. E’ vero, ma sappia anche che queste non sono le spiegazioni più probabili. Sono possibili, come è possibile che una fitta al petto segnali un infarto in corso, ma - appunto - è molto più probabile che la spiegazione sia un’altra, meno preoccupante.
Detto questo, bisogna procedere innanzitutto per escludere le ipotesi più gravi. Possiamo considerare come prove “contro” le ipotesi più pessimistiche, ad esempio: se C. è complessivamente un bambino comunicativo (non è importante che parli, ma che guardi negli occhi e si faccia capire), se appare coordinato sul piano motorio, se - a parte gli episodi in cui batte la testa - sembra avere cura di sé e non si espone a particolari rischi, se dimostra curiosità per l’ambiente circostante, se interagisce in modo adeguato con voi genitori e con gli altri familiari/adulti, se esprime in modo congruo e comprensibile le sue emozioni, se dimostra di avere delle intenzioni e di perseguirle in modo coerente.
Una volta sgombrato il campo dai fantasmi dei problemi più seri, non è comunque il caso di ignorare le manifestazioni di C. Non sono in grado di dirle perché faccia così, ma le sue osservazioni di madre sembrano ben indirizzate. Inizialmente ha notato che le testate facevano parte del rapporto coi genitori, e sembravano una specie di risposta alla frustrazione, o un moto di ribellione, o un’incapacità di accettare pacificamente una regola. Poi le è parso che suo figlio iniziasse a farlo anche quando era da solo, ma qui è più difficile capire un bambino: non è detto che C. sappia distinguere ancora bene tra i limiti che gli vengono imposti dalla mamma (ad esempio che non deve sporgersi dalla finestra), e quelli imposti dalla natura (ad esempio che non può volare). Bisogna imparare che ci sono cose più dure della nostra testa, e che sbatterci contro fa male. E allora, è proprio il caso di dire che il bambino dovrà sbatterci un po’ la testa; il nostro compito di adulti è di stargli vicino e garantire che non si faccia male.
In definitiva, il mio consiglio è il seguente:
- innanzitutto, rivolgersi ad un centro di neuropsichiatria infantile per una visita diagnostica che escluda definitivamente i problemi più gravi;
- in seconda battuta, una volta acquisita maggiore serenità, continuare a monitorare i comportamenti di C. adottando, insieme al papà, una linea di condotta affettuosa e al contempo “ferma” di fronte alle sue proteste.
Con simpatia
Maurizio Brasini
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