Scritto da Maurizio Brasini
Gentile dr. Brasini,
sono una donna di 35 anni; dopo aver vissuto una storia importante ed altre meno durature, finalmente cinque anni fa ho conosciuto l'uomo della mia vita. Tra noi c'è stata da subito una grande intesa e una forte passione, anche dal punto di vista fisico.
Tre anni fa siamo andati a convivere e dopo un po' abbiamo deciso di fare un figlio. Il bambino adesso ha un anno e mezzo, ed è la gioia della nostra vita.
Il problema è che, pur continuando ad amarci moltissimo, dalla nascita del bambino io e lui abbiamo iniziato a discutere sempre per le stesse ragioni. Abbiamo perso i nostri spazi: lui la palestra, io le uscite con le amiche, lui le partite alla playstation, io i lunghi bagni caldi con la musica, i sali e le candele. Il problema non è il bambino; è ovvio che ha bisogno di cure e di attenzioni, ma è un bambino buonissimo, adorato da entrambi. Il problema è nostro, è come se avessimo perso la libertà, ci sentiamo imprigionati e ce la prendiamo l'uno con l'altra.
Quel che è peggio, è che abbiamo perso anche la nostra intesa di una volta; lui non si sente desiderato, io arrivo a fine giornata che crollo. A volte mi sembra di non poter nemmeno respirare, e anche per lui deve essere così perché certe volte esce d'improvviso per fare un giro del palazzo e calmarsi. In quelle occasioni provo rabbia e disperazione, come se lui abbandonasse la nave e mi lasciasse da sola in mezzo all'oceano.
Siamo felici della famiglia che abbiamo costruito, ma vorremmo di nuovo quella sensazione di libertà che ci ha uniti!
Cosa possiamo fare?
M. da Napoli
Cara M.,
la formazione di una coppia e la nascita di un figlio sono due tappe importanti della vita. Da single a coppia, da coppia a genitori: due grandi cambiamenti consecutivi, ognuno che comporta la messa in discussione dell'equilibrio precedente. In queste fasi di passaggio le crisi sono normali e, anzi, sono un'occasione per crescere e migliorare.
Detto questo, le anticipo subito che difficilmente potrete ritrovare quello che era in passato; ma questa è una buona notizia perché, a partire dai problemi che avete adesso, potrete progredire come coppia e come individui.
Venendo al vostro problema, per come lei lo descrive, sembra che riguardi la libertà. Immaginiamo che lei abbia vissuto il raggiungimento dell'età adulta come il superamento dei vincoli imposti dalla famiglia. Libera, autonoma, ed indipendente; libera anche di scegliere un uomo che le piace e con cui ha una buona intesa sessuale.
Poi si va a vivere insieme, in coppia si conquistano nuove libertà, ma si inizia anche a perderne qualcuna. Tuttavia, fin qui lei non ha avvertito nessuna difficoltà. Poi avete deciso di far nascere un figlio, ed è alla sua nascita che tutti e due avete provato questa sensazione di perdita della libertà. Una sensazione che vi ha messi un po' in conflitto, perchè la libertà dell'uno diventava il limite dell'altro.
Un problema molto concreto perchè, in pratica, se uno dei due ora vuole uscire o farsi un bagno caldo, l'altro deve occuparsi del bambino. Un bambino piccolo, che ha bisogno di voi, vi porta adesso ad avere bisogno l'uno dell'altra: non siete più liberi, e non tanto perchè dovete prendervi cura di un figlio piccolo, ma piuttosto perché avete bisogno del partner per godere di un'ora d'aria.
Diventando genitori, siete tornati bisognosi; oggi, la vostra libertà dipende dalla disponibilità e dalla capacità dell'altro nel fornire cura e accudimento. Occuparsi del piccolo significa rendere libero l'altro membro della coppia; non farlo, invece, coincide con il trascurare anche i bisogni di "libertà" dell'altro.
A me pare che in questa vicenda sia descritta l'essenza del prendersi cura: fornire tutto ciò che è necessario all'altro in modo tale da renderlo sicuro e autonomo, e poi lasciarlo andare rimanendo disponibili a vegliare su di lui e ad intervenire quando si renda ancora necessario. Il bisogno di ricevere cure appare visibile nel piccolo, mentre voi sentite sulla vostra pelle l'esigenza di qualcuno che vi renda liberi, oppure sentite il peso della libertà negata dall'altro.
Rimanendo quindi sul tema centrale della libertà, io direi che ci sono due modi diversi di intenderla. Due visioni che non si conciliano tra di loro, entrambe presenti nel suo discorso.
La visione che sembra prevalere attualmente nella vostra coppia è ben rappresentata dalla sua idea che "avete perso i vostri spazi". Secondo questa idea, la libertà di uno finisce dove comincia la libertà dell'altro. Lo spazio individuale diventa proprio come un terreno con un recinto, uno spazio all'interno del quale faccio ciò che mi pare, e oltre il quale invece è padrone l'altro. E' la visione che deriva dalla proprietà privata, dal liberismo, dalla competizione.
Se ci riesco, posso espandere il mio spazio a scapito di quello del mio vicino, e lui proverà a fare lo stesso. Tracceremo dei confini, e saremo pronti a fare la guerra per farli rispettare, per espanderli o per difenderli dalle minacce esterne.
In questa logica, un nuovo arrivato inevitabilmente occuperà uno spazio che era di qualcun altro. Voi riconoscete a vostro figlio il diritto di occupare uno spazio, e gliene concedete volentieri una parte consistente del vostro; ma poi state comunque più stretti, e ognuno dei due è a disagio per la riduzione del proprio spazio personale.
Capirà anche da sola che, fintanto che si rimane all'interno di questa visione "territoriale" della libertà, non c'è soluzione al vostro problema. Il recinto che dovrebbe tutelare la vostra libertà individuale è diventato la vostra prigione; una cella sempre più piccola, dove si fa fatica persino a respirare.
Esiste però un'altro modo di intendere la libertà, anch'esso rintracciabile dalle sue parole, quando descrive quei momenti in cui il suo partner esce per prendere una boccata d'aria, e lei sente come se lui stesse abbandonando la nave. Qui emerge una visione differente, secondo la quale la libertà di uno dei due coincide con la libertà dell'altro. Si può essere liberi solo insieme, e se uno non è libero non lo è neppure l'altro. E' la visione che deriva dalla concezione sociale e solidale dei rapporti umani; secondo questa visione, la libertà scaturisce dalla collaborazione, che è il verice più elevato della nostra natura umana.
Questa libertà, che lei immagina come una nave, richiede entrambi i membri a bordo per poter funzionare; bisogna remare insieme e in modo coordinato per raggiungere la meta. A volte la nave può sembrare una barchetta sperduta nell'oceano, può diventare uno spazio ristretto da condividere, e può essere faticosa da governare. Eppure, o si va avanti insieme come una squadra oppure si affonda e poi si annega ognuno per conto suo.
Mettere al mondo un figlio e allevarlo per farne un adulto forte, libero e felice, è come scegliere di salire su una nave e volerla portare dall'altra parte dell'oceano. Forse siete ancora in tempo per tornare ai vostri orticelli, al sicuro delle vostre recinzioni; ma adesso avete intrapreso un viaggio che può valere la pena mille volte di più.
In bocca al lupo e... buon viaggio!
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