Quando dire la verità su Babbo Natale?
| L'Esperto Risponde |
Caro dr. Brasini,
quest'anno nostro figlio fa la seconda elementare, e non sappiamo se continuare a dirgli che i regali li porta Babbo Natale o se non sia il caso di cominciare a dirgli la verità, anche perché a scuola alcuni amichetti già hanno smesso di credere a Babbo Natale.
Lei cosa ci consiglia? Quando è il momento giusto per dire a un bambino che Babbo Natale non esiste?
Non c'è un'età giusta per svelare il segreto di Babbo Natale, e non ci sono effetti collaterali se non si indovina il momento più propizio. Io direi che è un falso problema, che tuttavia identifica una questione di grande interesse: la questione di come sintonizzarsi con le esigenze dei bambini.
Il funzionamento mentale dei bambini non solo è diverso da quello di noi adulti, ma cambia di continuo, a volte rapidamente; per questo, per relazionarsi a loro, bisogna fare uno sforzo di adattamento alle loro caratteristiche. L'esistenza di Babbo Natale è un buon esempio, perché riguarda sia le capacità cognitive del bambino, sia gli aspetti emotivi e di relazione con gli adulti di riferimento.
Dal punto di vista cognitivo, fino a circa cinque-sei anni di età i bambini attraversano una fase di sviluppo caratterizzato da un modo di spiegare la realtà basato sull'utilizzo del "pensiero magico". Quindi, in pratica, per un bambino il fatto che sia Babbo Natale a portare i regali è "logico", cioè coerente con la sua visione del mondo e accessibile alle sue capacità cognitive. Ad esempio, il bambino può capire bene che Babbo Natale non può portare dieci regali tutti a lui perché non c'entrano sulla slitta, e non trova questa spiegazione contraddittoria col fatto che una sola slitta possa però contenere i regali per tutti i bambini del mondo. Invece, una spiegazione più "adulta", del tipo che mamma e papà hanno bisogno di risparmiare per pagare il mutuo, suonerebbe al bambino un po' come una lingua straniera.
Dal punto di vista emotivo il discorso è anche più interessante. Come sa bene chi ha avuto almeno un figlio, i bambini amano le storie di fantasia a prescindere dal fatto che le ritengano vere! I bambini cominciano ad imparare la differenza tra fantasia e realtà molto presto, come dimostrano con la capacità di fare "come se" richiesta dal gioco. al tempo stesso, i bambini mantengono una grande capacità di attraversare questa linea di confine tra realtà e fantasia, di muoversi in un "regno di mezzo", quell'isola che non c'è della quale spesso noi adulti invece abbiamo smarrito la strada. Ecco, allora, che Babbo Natale ci si offre come una possibilità di incontrare i bambini in quel regno di mezzo.
Quindi, in definitiva, non bisogna avere fretta di preparare i figli alla realtà; nemmeno bisogna aver paura di fare noi la figura degli sprovveduti, o negare loro il piacere di sorprenderci così ingenui da credere a Babbo Natale; non è neppure il caso di insistere con Babbo Natale nel momento in cui loro sembrano aver perso interesse per questa particolare storia: ce ne saranno altre a cui appassionarli. L'importante è mantenersi aperti e disponibili a fare "come se" con i bambini, perché il modo migliore per star loro vicini è seguirli, da ospiti, nel loro mondo. Un mondo che, parafrasando Saint-Exupéry, un tempo è stato anche il nostro.
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