Scritto da Maurizio Brasini
Alla fine ho deciso di farlo: se qualcuno vorrà scrivere per avere il parere dello psicologo qui su Psiconet, io gli risponderò.
Ora dovrei spiegare perché ho deciso di farlo, e magari sfoggiare il curriculum per dimostrare che sono qualificato a fornire il mio parere di esperto.
Preferisco invece raccontare una storia, a mo' di presentazione.
Questa è la storia del parere dello psicologo.
Quando la gente viene a sapere che sono uno psicologo, la reazione più comune è accennare al fatto che si conosce qualcuno che avrebbe proprio bisogno di uno come me. Questa battuta è una specie di test: "vediamo quanta voglia c'ha questo qui di pigliarsi le grane degli altri (magari anche a gratis)".
Spesso, se la mia reazione lascia uno spiraglio (un mio segno di interesse, un sorriso, etc.), mi domandano un parere. I pareri richiesti sono di due tipi: sui massimi sistemi o su un problema personale. In genere i pareri sui massimi sistemi sono un secondo test del tipo: "vediamo se 'sto psico-coso sa il fatto suo". L'esito del test dipende soprattutto dalle intenzioni dell'interlocutore: c'è chi desidera dimostrare a sé stesso che non è un fesso, spesso concludendo che il fesso sono io; oppure c'è chi desidera principalmente essere ascoltato, e allora il solo fatto che io gli dia retta sostenendo ben due test in un minuto vale più della risposta che mi sforzo di elaborare.
Alla fine, se io non taglio corto (rischiando di rasentare la scortesia) e se il mio interlocutore non si accontenta di pensare che lui avrà anche dei problemi, ma non glieli può risolvere nessuno né tantomeno io che sono risultato un fesso al test suddetto, allora arriva la parte più stupefacente: un perfetto sconosciuto mi rivelerà qualcosa della sua vita. Un qualcosa di importante, di intimo, di delicato. E questo prescindendo totalmente dal contesto in cui avviene l'incontro; cioè: come se lui fosse un mio paziente e ci trovassimo nel mio studio, anche se in realtà siamo dal salumiere e mi stanno servendo un etto e mezzo di crudo (non si immagini, mutatis mutandis, cosa mai dovrebbe capitare a uno che fa il ginecologo!).
Ma io ho scelto di fare lo "psico" e pertanto non posso pensare di essere estraneo a queste bizzarre circostanze. La gente non chiede il mio parere così a casaccio; anzi a volte si direbbe che non mi chiedano affatto un parere personale: quello che mi si chiede è il parere dello psicologo. Non per questo mi sento meno chiamato in causa, perché ho deciso io di fare lo psicologo (e più precisamente lo psicoterapeuta), mica me lo hanno consigliato i miei interlocutori, per dire.
A quanto sembra, la gente pensa che lo psicologo sia uno che ti sta ad ascoltare, ti capisce, e poi ti dà un buon consiglio. In quanto psicologo, la gente è disposta a darmi fiducia (magari dopo avermi fatto un test o due), e in cambio si aspetta un po' di comprensione e un po' di aiuto. E questo mi sta bene. D'altra parte, a mio avviso quest'idea dello psicologo-esperto che sa tutto, capisce tutto ed elargisce pareri rischia di creare dei grandi malintesi. Per togliersi dall'impaccio dei pareri, una mia amica e collega aveva escogitato questo sistema, che trovo geniale. Quando le raccontavano un fatto personale con la richiesta di un consiglio, lei diceva: "credo proprio che dovresti parlarne col tuo psicoterapeuta". Al che l'interlocutore solitamente diceva qualcosa del tipo: "ma io non ce l'ho uno psicoterapeuta". E lei allora concludeva: appunto".
Per farla breve:
io mi chiamo Maurizio Brasini e di mestiere faccio lo psicoterapeuta. Non so perché lo ho scelto: è un mestiere come tanti altri, ma a me piace particolarmente. Mi piace pensare di poter fare qualcosa per aiutare il mio prossimo. E mi piace altrettanto continuare a credere nel mio prossimo, cioè nel genere umano. Credo che sia per questo che il mio lavoro si basa sul dialogo. Invece, non mi piace l'idea che lo psicologo sia un esperto che dà pareri e buoni consigli. Non mi piace né chi crede di avere sempre la risposta giusta, né chi lo fa credere agli altri per sua convenienza. Quando, anche in ragione della mia professione, qualcuno mi concede quel tanto di fiducia necessario a stabilire un "contatto", lo considero un grande privilegio e allo stesso tempo una responsabilità. In cambio io rispondo con il mio personale punto di vista, con i miei limiti e, se interpellato come psicologo, anche con la mia competenza professionale.
Sappiate che, se vorrete scriverci qui su Psiconet io sarò disponibile a rispondervi.
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