DSM-V, ci siamo quasi...
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L'American Psychiatric Association (APA) ha reso noto che è stata approvata in via definitva la quinta edizione del DSM, il Manuale considerato la "Bibbia" della diagnosi in ambito psichiatrico, la cui precedente edizione risale ormai a quasi 20 anni fa (1994).
La sorpresa più grande, alla fin fine, è la mancanza di grandi sorprese. In particolare, si continueranno a utilizzare le vecchie diagnosi per i disturbi di personalità, nonostante da più parti si fosse suggerito di abbandonare una visione categoriale dei disturbi per passare ad un modello dimensionale.
Sarà abolita la suddivisione in assi diagnostici, e compariranno alcune nuove diagnosi, alle quali siamo in realtà già abituati, come ad esempio il binge eating disorder tra i disturbi alimentari, o il cosiddetto "spettro autistico" tra i disturbi pervasivi dello sviluppo, o il disturbo da accumulo tra i i DOC.
Infine, è stata respinta ogni proposta di riconoscimento per i disturbi di area traumatica su base dissociativa, come ad esempio il cosiddetto "PTSD complesso", cioè il disturbo post-traumatico da traumi relazionali ripetuti; coerentemente, il PTSD, nonostante decenni di dimostrazioni empiriche, continuerà ad essere considerato un disturbo d'ansia con una componente dissociativa.
Insomma, una edizione molto più conservativa di quanto atteso e auspicato. D'altro canto, considerato il successo commerciale dell'ultima edizione, vale il detto calcistico: "squadra che vince non si cambia". Peccato.
Per maggiori informazioni ed aggiornamenti sulla stesura del DSM-V, è possibile consultare il sito dell'APA (Amerian Psychiatric Association).
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