USA: in calo la depressione infantile
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La notizia è eclatante, soprattutto perché riguarda l'America, il primo Paese al mondo nel consumo di psicofarmaci.
Nel 2003 la Food and Drugs Administration (FDA), organo ufficiale del Governo USA, ha emanato un avviso sul possibile rischio suicidario connesso all'uso di farmaci antidepressivi basati sulla ricaptazione della serotonina (SSRI), specialmente in età pediatrica e giovanile.
Da allora, le prescrizioni di questi farmaci in età pediatrica sono scese del 44%. L'aspetto interessante è che sono scese di pari passo anche le diagnosi di depressione infantile. Questo dato indica una clamorosa inversione di tendenza; laddove i casi di depressione infantile erano andati aumentando incessantemente dai primi anni '90 al 2003, adesso in pochi anni il tasso di depressione infantile è sceso nuovamente ai livelli di 15 o 20 anni fa.
Apparentemente, se la prescrizione di farmaci antidepressivi comporta una maggiore assunzione di responsablità per il medico, diminuisce sia la tendenza a prescrivere i farmaci, sia la propensione a fare diagnosi compatibili con il loro uso. A conferma di questa ipotesi, curiosamente, non sono diminuite le prescrizioni di psicoterapia per la depressione.
Una notizia che fa molto riflettere sulle implicazioni etiche e commerciali delle diagnosi psichiatriche, e dei relativi metodi di cura farmacologici, specialmente quando si tratta della salute mentale dei bambini.
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