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L’ortoressia: l’ossessione per il cibo sano

Rispondendo in modo affermativo a più di 4 domande del test di Steve Bratman, tradotto e adattato da L. Dalla Ragione e M. Scoppetta, un soggetto può essere classificato all’inizio della patologia ortoressica se:

1. Spende più di 3 ore al giorno riflettendo sulla tua alimentazione
2. Pianifica i suoi pasti diversi giorni prima
3. La possibilità che i cibi che assume lo facciano ingrassare è sempre più importante del piacere di mangiarli
4. Lo stato di ansia nella sua vita è aumentato da quando ha riflettuto sulla sua alimentazione
5. è diventato più severo con sé stesso
6. La sua autostima aumenta quando si alimenta in modo corretto
7. Ha eliminato radicalmente diversi cibi che gli piacevano in favore di cibi più salutari
8. Gli riesce più difficile mangiare fuori casa
9. Si sente in colpa quando non mangia in modo corretto
10. Si sente in pace con se stesso e in pieno controllo quando mangia in modo corretto

Cosa significa

Il termine ortoressia deriva da orthos, che vuol dire diritto, corretto, giusto e orexia, che vuol dire appetito, con riferimento ad una sorta di ossessione per i cibi giusti, corretti.
Identificata e studiata da Robert Bratman, medico statunitense che nel suo libro Health Food Junkies la paragona alle dipendenze patologiche per le affinità dovute alla dispersione di tempo e delle modalità della ricerca, l’ortoressia viene presentata come ciò di cui si ammalano i drogati di cibo sano.

Come si manifesta

Le persone affette da ortoressia ricercano scrupolosamente il cibo puro, sano, non contaminato e non possono farne a meno per il timore delle conseguenze mediche di un’eventuale alimentazione scorretta. Il terrore di contrarre malattie organiche attraverso l’alimentazione li costringono a controllare e selezionare con estrema attenzione gli alimenti che assumono.
Tra i comportamenti più comuni troviamo l’abitudine a trascorrere ore discutendo sull’esistenza di cibi puri ed impuri, sull’acquisto scrupoloso dei loro cibi e sul rigore applicato nel cucinarli. Proprio l’attenzione eccessiva a questi aspetti può comportare gravi compromissioni sia sul piano lavorativo che delle relazioni sociali: questi soggetti infatti hanno il bisogno di programmare sempre scrupolosamente i propri pasti e di conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti assunti.
Le occasioni sociali in questi casi divengono facilmente dei momenti critici e tendono ad essere evitate o affrontate a condizione di portare con sé i propri cibi e le proprie stoviglie.
Tale comportamento alimentare sembra essere alimentato dalla convinzione che il cibo debba essere assunto non come fonte di piacere ma con l’unico scopo di far sentire meglio.
Le persone che soffrono di ortoressia provano disgusto nell’ingerire sostanze non naturali e, provando ad approfondire, emerge il bisogno continuo di depurarsi oltre che il timore di contaminazione. Nei casi estremi si può arrivare all’evitamento di piatti, posate e pentole ritenute contaminate da cibi non naturali o realizzate con materiali che possano alterare le qualità nutritive dei cibi.
Nelle persone che soffrono di ortoressia, la stima di sé e degli altri dipende dalla propria alimentazione e dalla capacità di rispettarla in maniera intransigente tanto che ogni piccola trasgressione può essere vissuta come un fallimento; allo stesso tempo provano disprezzo nei confronti di chi mantiene un’alimentazione normale compromettendo inevitabilmente i rapporti con chi non condivide le proprie idee o abitudini alimentari. 
Mentre nei casi di altri disturbi alimentari come l’anoressia o la bulimia è presente l’ossessione sulla quantità di cibo assunto, nell’ortoressia il focus è posto sulla qualità di ciò che si mangia. È imperativo dover accertare che un alimento sia sano e puro al fine di prevenire possibili malattie; in alcuni casi si sfiora un quadro clinico di ipocondria.
L’attenzione e il rigore allo stile alimentare adottati dall’ortoressico, sono talmente intransigenti da esporlo stabilmente al rischio di carenze nutrizionali delle quali tuttavia questi soggetti sembrano non curarsi. Non è rara infatti l’insorgenza di malattie secondarie come l’avitaminosi, l’aterosclerosi, l’osteoporosi.

Trattamento

Curare l’ortoressia può essere molto complesso perchè spesso chi ne soffre mantiene convinzioni estremamente salde e rigide sul proprio regime alimentare, perchè considera un valore il proprio autocontrollo e tendenzialmente rifiuta di riconoscere il proprio problema.
Nel trattamento di questi casi sarebbe auspicabile avere un’équipe multidisciplinare che coinvolga, oltre allo psicoterapeuta, anche medici e dietisti.
Per ciò che riguarda l’aspetto psicoterapico, il trattamento dovrebbe includere sia un lavoro sulle emozioni, e in particolare sul timore di contaminazione e di malattia, sia sul reinserimento nella dieta degli alimenti eliminati, facendo leva sulle conseguenze fisiche legate ad una dieta squilibrata.
L’obiettivo è permettere a chi soffre di ortoressia di riconquistare un’adeguata percezione del proprio corpo in modo da non dover rinunciare a nessun principio nutrizionale.
Le evidenze scientifiche suggeriscono esiti positivi di trattamento nell’associazione di psicoterapia cognitivo-comportamentale e farmaci SSRI (Bryteck-Matera, 2012).

• Bratman S., e Knight D. (2000). Health food junkies. New York: Broadway Books
• Brytek-Matera, A. (2012). Orthorexia nervosa-An eating disorder, obsessive- compulsive disorder or disturbed eating habit? Archives of Psychiatry and Psychotherapy, 4(1), 55-60
• Dalla Ragione L, Scoppetta M, (2009). Giganti d’argiglia. I disturbi alimentari maschili. Il Pensiero Scientifico Editore.
• Donini, L.M., Marsili, D., Graziani, M.P., Imbriale, M., e Cannella, C. (2004). Orthorexia nervosa: A preliminary study with a proposal for diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eating and weight disorders, 9, 151–157

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